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POLITICA DEL SOSPETTO O DEL BISCOTTO?

C’é chi la chiama politica, chi cultura, e chi, come Paul Ricoeur che coniò per primo il termine: “Scuola del sospetto”.

E forse é il caso di agganciarci a quest’ultima definizione in quanto a sospetto noi siamo diventati proprio dei Maestri, grazie alla scuola che negli anni abbiamo frequentato. Grazie ad una serie di credenze, accordi e al modo in cui siamo stati addomesticati per tradurre le circostanze.
E questo purtroppo accade in tutti gli ambiti, e forse, il più delle volte, anche senza nessun reale motivo, giustificazione o verità. Siamo abituati a sospettare, a prescindere, punto!

E se vi sono ambiti dove il sospetto, per natura o per cultura non sarà mai debellato ci sono viceversa tantissime circostanze dove possiamo evitare in maniera assoluta che questo venga a galla o quanto meno sia vissuto con meno enfasi.

E’ il caso della cultura del sospetto che ormai invade il nostro Calcio Mggiore quando si arriva ad un mese dal termine della regular season. Cosa succede di specifico in queste ultime 4 o 5 settimane “calde”?

  • Si comincia a supporre e a fare congiutture gratis, solo perché manca un mese e sospettiamo che qualcuno possa essere più furbo di noi e mettere in atto qualcosa che ci possa ledere.
  • Qualcuno comincia davvero a guardarsi intorno e a cercare l’eventuale alleanza per non ritrovarsi fuori dai giochi.
  • Il circolo vizioso si alimenta molto di più rispetto alle reali dimensioni.
  • Si fanno più chiacchiere che gioco

E’ esattamente un mese che si parla di biscotti, di accordi, taciti o meno. Stiamo concentrando i nostri dibattiti pensando che qualcun’altro abbia agito in maniera “sporca” forse perchè dobbiamo giustificare i nostri insuccessi oppure perché a prescindere pensiamo che gli altri, perchè sono sempre gli altri, abbiano agito in maniera scorretta. Siamo tutti vittime.

Nessuno pretende di debellare un “cancro” cosi radicato nella nostra cultura in un giorno o in brevissimo tempo ma per certe situazioni si può certo tentare di rimediare e di rendere più piacevole e scorrevole un momento bello e importante come la fine di un girone di un campionato di calcio.

Per esempio, in questo caso i famosi TRE PUNTI a vittoria ci verrebbero in  soccorso?

Certo che SI. Perché portare a tre punti la vittoria garantirebbe più spazio al gioco e meno alle chiacchiere?
Perché cambiano le dinamiche e cambiano dal primo minuto della prima giornata, fino al triplice fischio dell’ultima giornata. A cinque giornate dalla fine il valore di un punto con la classifica dei tre punti a vittoria ha un valore decisamente diverso dallo stesso punto ottenuto nell’ambito di una calssifica a due punti a vittoria.

L’approccio, la mentalità cambia totalmente e il valore di un pareggio e di una sconfitta sono

Qualche settimana fa, il presidente della Lega, Roberto Cellai, davanti alle telecamere di CLIVO TV, in occasione di Diretta Ui, e sollecitato per l’ennesima volta circa l’introduzione dei tre punti a vittoria anche nel nostro comitato, visto che ormai é uno dei pochi che ancora non ha provveduto, disse che temeva un innalzarsi del livello agonistico delle gare e che questo poteva nuocere allo spirito di base che c’é intorno ai valori della Uisp.

Può darsi che il presidente abbia ragione. Per questo però non abbiamo una controprova. Ecco perché suggeriamo, come già fatto nella stessa sede, da Andrea Cammilli, di sperimentare la cosa.
Facciamo un esperimento per una stagione, proviamo e verifichiamo quali effetti comporta e poi a fine campionato tiriamo le somme. Ci sono ormai tantissimi Comitati, con i quali del resto ci confrontiamo sistematicamente in campo per le fasi regionali o nazionali che da diverso tempo hanno messo in atto questo sistema.

E poi, in uno sport, in questo caso come il nostro calcio, é più logico che ci sia più agonismo o che si continui a coltivare inutilmente quella cultura del sospetto che  non sapremo mai misurare, proprio perché tale?

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